Al liceo artistico, un dono per Adisco nel segno dell’inclusione

Si è tenuta sabato 1 dicembre la 5° edizione di "Diversamente abili ma...più abili a donare"

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5° edizione di "Diversamente abili ma...più abili a donare"

Cos’è realmente un dono? E’ tutto ciò che materialmente o spiritualmente si dà o riceve senza aspettarsi di essere contraccambiati. E proprio questo aspetto del dono è stato il vero protagonista di “Diversamente abili ma…più abili a donare”, giunta alla sua quinta edizione, svoltasi sabato 1 dicembre nell’auditorium del liceo artistico “Federico II Stupor Mundi” di Corato.

L’iniziativa, tenutasi quest’anno in prossimità della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che si celebra oggi 3 dicembre con lo scopo di promuovere i diritti, il benessere e l’inclusione dei diversamente abili, vede protagonisti gli alunni diversamente abili del liceo artistico i quali, come ormai da tradizione, hanno donato ad Adisco Corato alcuni gadget realizzati dalle classi terza e quarta C del liceo artistico – indirizzo design della ceramica – guidate dalle docenti Donatella Di Bisceglie e Nicoletta Minutilli e poi confezionati dagli alunni diversamente abili dell’istituto sotto la guida dei docenti di sostegno.

Dopo i saluti del dirigente scolastico Savino Gallo, della presidente Adisco Corato Nunzia Bevilacqua, nonché dei presidenti di Fidapa, Rotary Club ed associazione Bice Fino l’evento, moderato dalla docente e socia Adisco Monica Tommasicchio, è entrato nel vivo con la relazione della dott.ssa Luisa Belsito, vice presidente Adisco Corato, la quale ha illustrato ai numerosi ragazzi presenti, l’iter da seguire per la donazione di sangue, ricco di cellule staminali, contenuto nel «ponte di vita tra madre e bambino» che è il cordone ombelicale. Un ponte che, con la donazione diviene «ponte di vita tra donatore e ricevente, le cui cellule staminali possono curare numerose patologie e grazie alle quali, in questi trent’anni dal primo trapianto effettuato con cellule di sangue cordonali, è stato possibile curare oltre 20.000 pazienti nel mondo».

«Le sacche di sangue cordonale raccolte a seguito della sottoscrizione, da parte di entrambi i genitori, di un consenso informato, vengono poi bancate se contengono un numero minimo di cellule staminali nonché requisiti di sicurezza stabiliti dalle leggi vigenti – ha aggiunto la vice presidente Adisco Corato – In caso contrario, se la donazione non può essere utilizzata per fini trapiantologici, non sarà vana, ma rappresenterà comunque un’importante risorsa: le unità di sangue cordonale non idonee al trapianto, vengono utilizzate per la produzione di un gel piastrinico utile nella cura di ulcere diabetiche, in odontoiatria e chirurgia maxillo-facciale, in oculistica sotto forma di collirio per ulcere corneali e per la sindrome dell’occhio secco, nonché per le medicazioni dell’epidermolisi bollosa».

La ricerca in tal senso sta facendo passi da gigante: «Recenti studi hanno dimostrato l’utilità delle cellule staminali cordonali per la produzione di cellule CIK, cellule queste con un’intensa attività anti-tumorale, capaci di riconoscere cellule infette e maligne, consentendo una reazione immunitaria veloce ed imparziale».

No quindi alla conservazione del sangue del cordone ombelicale: «La conservazione in banche estere è una pratica non consentita dalla legislazione italiana, egoistica ed anche inutile sotto l’aspetto medico – ha ribadito la dott.ssa Luisa Belsito – Non è possibile curare una patologia con le proprie cellule staminali, perché queste contengono già al loro interno le alterazioni proprie della malattia che si intende curare».

La conclusione della mattinata, animata da canti e melodie a cura di alcuni talentuosi alunni del liceo artistico, è stata affidata al governatore Rotary del distretto 2120 dott. Donato Donnoli, il quale ha incentrato il suo intervento su tre parole: vita, dono e solidarietà. «Se hai cuore e lo sai donare, non sarai mai solo – ha affermato il dott. Donnoli – Il dono però deve sempre accompagnarsi con la solidarietà, intesa come necessità della partecipazione di tutti». E questa edizione di “Diversamente abili ma…più abili a donare” è stato un tangibile esempio di dono che si accompagna alla solidarietà e vede tutti coinvolti, sotto il segno della piena inclusione.

 

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