“Noi abbandoneremo l’Aula”: Lenoci, Longo e Bovino lo hanno deciso

L'Opposizione prova a cambiare strategia e a smascherare la coalizione che ha vinto le elezioni ma non ha la forza di governare

Longo con Lenoci e Bovino
Longo con Lenoci e Bovino in Largo Plebiscito 31 luglio 2019

Non resteranno che il tempo di dichiarare di abbandonare l’Aula nella prossima seduta del Consiglio comunale. È questa la novità emersa nel secondo incontro senza bandiere organizzato da una parte della Minoranza. Un incontro che ha avuto ancora più successo del primo: presenti ieri sera con i cittadini Niccolò Longo, promotore dell’iniziativa, Vito Bovino, Emanuele Lenoci e -con l’intenzione- Paolo Loizzo che non poteva essere presente. Volontari assenti, invece, Corrado De Benedittis e i tre consiglieri della lista “Amorese”.

In Largo Plebiscito parecchie persone hanno fatto da corona ai tre esponenti della Opposizione in Consiglio comunale uniti sotto un gazebo bianco.

L’idea che li ha messi insieme e -che li rivedrà ancora insieme in analoghe iniziative- è sempre quella del primo incontro cui erano presenti i soli Longo e Bovino: informare i coratini sugli eventi politici locali e sulle loro intenzioni di membri della Minoranza.

I tre hanno ribadito per l’ennesima volta di non voler “fare da stampelle” a una Maggioranza finora inesistente, di non volere “inciuci” ma anzi di temerli da parte di qualcun altro, e di non aver fin qui avuto alcun chiarimento da parte né del Sindaco né della sua coalizione sulla crisi attuale dei loro rapporti che impedisce di varare un governo cittadino. Questo è quanto.

Longo ha ribadito che la sua proposta di governo a termine vuole rispondere all’esigenza di non abbandonare la città a se stessa o al Commissario prefettizio e di concordare le questioni urgenti da affrontare fino a dicembre, con i capigruppo delle forze politiche presenti in Consiglio comunale: e poi sfilarsi via e far cadere l’Amministrazione. Bovino ha più degli altri due sottolineato di voler fare di tutto per accorciare i tempi della infinita agonia di una Amministrazione che non riesce non soltanto a deliberare ma neppure a dibattere su uno solo dei temi che porta all’ordine del giorno nelle sedute di Consiglio, fatta eccezione per l’elezione del presidente della Assise, circostanza che soltanto il rispetto che si deve alle Istituzioni impedisce di definire una “barzelletta”. Ha poi anch’egli sostenuto che il problema dei debiti fuori bilancio riguardanti la gestione dei rifiuti richiedono un governo. Lenoci ha insistito nel denunciare il silenzio assordante della Maggioranza e sulla possibilità di riflettere insieme su alcuni punti di convergenza per responsabilità verso la Città e perché è responsabilità della Maggioranza mettere fine a questa Amministrazione mai nata. A una domanda del cronista Lenoci ha poi risposto: “Si, è vero che siamo noi dell’Opposizione che manteniamo in vita un Consiglio comunale che la Maggioranza sta uccidendo. La prossima volta lasceremo l’Aula”.

Forse è proprio questa la dichiarazione più forte venuta da un incontro che non ha offerto molte novità rispetto a quelle già emerse durante la seduta del Consiglio comunale della mattina.

Sul tappeto restano infatti temi cruciali per tutta l’Opposizione. Il primo. La sfiducia nei confronti dell’Amministrazione che l’Opposizione può manifestare non solo con le parole ma presentando una mozione da votare in Consiglio. I tre hanno risposto che non ce n’è bisogno perché il Sindaco si è sfiduciato da solo. La risposta però è insufficiente perché la mozione otterrebbe almeno di far venire alla luce le intenzioni di tutti con un atto chiaro e non parolaio.

Il secondo. La formula del governo dei capigruppo darebbe vita a una nuova Maggioranza e ciò è quanto basta per sapere che il governo sarebbe politico e non tecnico, e non avrebbe ragione per decidere di smettere di funzionare e di puntare a nuove elezioni in primavera. Inoltre, il governo dei capigruppo potrebbe in realtà dare il tempo alla coalizione che ha vinto le elezioni ma non riesce a far nascere una Maggioranza, di ricompattarsi e quindi di riprendere in mano le redini dell’Amministrazione cittadina.

Il terzo. Questioni importanti come i debiti fuori bilancio non si vede infine come potrebbero trovare soluzione grazie all’accanimento terapeutico deciso per prolungare l’agonia di una Amministrazione che non governa e che, secondo Bovino, Lenoci e Longo, è sotto scacco di interessi e di minacce che, se venissero palesati, richiederebbero forse l’intervento della Magistratura.

Il quarto. Una Opposizione politica non può continuare a giocare la palla che una Maggioranza in crisi continua a rilanciarle nella speranza -che si è realizzata nelle precedenti sedute di Consiglio- che sia essa a tenere il campo. Il risultato? Nascondere o mettere in secondo piano, nei fatti, le difficoltà della Maggioranza. Fatta salva la necessaria espressione delle differenze e delle ragioni politiche che fanno della minoranza una Opposizione, il perdurare di un atteggiamento così collaborativo si spiegherebbe solo con il narcisismo o con l’ingenuità.

Ma l’Opposizione sentiva di avere una missione salvifica. Solo dei santi veri potrebbero salvare una coalizione dipinta a tinte così fosche, dandole fiducia, e, di più, restituendole anche la fiducia in se stessa che sembra mancarle. Ieri sera, proprio alla fine dell’incontro, comunicando la volontà di abbandonare l’Aula consiliare, ecco la “riconversione”: i tre esponenti dell’Opposizione presente hanno dato un segnale ai loro colleghi rinunciando a trasformare una iniziativa politica in una missione religiosa.

 

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