Premio Leone 2018: “La città” di Ivan Nicola Squicciarini

Vincitore della sez. Prosa – scuole medie inferiori

Premio Leone 2018:
Premio Leone 2018: "La città" di Ivan Nicola Squicciarini

LO STRADONE pubblica gli elaborati degli studenti vincitori del Concorso letterario indetto dall’Associazione Culturale “Cataldo Leone” che assegna borse di studio a sostegno degli studenti più meritevoli. 

“La città” di Ivan Nicola Squicciarini

Scuola media Santarella di Corato – vincitore Premio Leone 2018 sez. Prosa – scuole medie inferiori

Stavo tranquillamente seduto su una panchina a leggere un libro. Leggevo e pensavo.

Leggevo, pensavo ed ascoltavo.

Pensare cosa o ascoltare cosa vi starete chiedendo, sicuramente pensate che mentre si legge un libro non bisogna ascoltare, o meglio se il libro ti appassiona ti fa smettere di ascoltare il mondo a te circostante.

Sulla panchina ero seduto a gambe incrociate, questa posizione mi dà un senso di relax.

Mi alzai e posai il libro nella sacca, mi misi quest’ultima sulle spalle e partii, partii a scoprire la città.

A scoprire la città non nelle sue strade, ma nei suoi suoni e odori.

Un metro separava la strada dal ciglio del marciapiede. La strada era percorsa da macchine, biciclette, persone, motorini.

Dovete sapere che io non ho una macchina, non ho una bicicletta e non ho una moto. Percorro la città a piedi. Perché?

Questo perché un autista, un “rider”, un ciclista non riesce ad ascoltare ed annusare la città. Un autista è troppo concentrato a guidare al volante, a schiacciare l’acceleratore, ad usare il cambio e schiacciare contemporaneamente la frizione. L’autista vede solo dritto davanti a sé, tiene gli occhi puntati davanti o sullo specchietto.

Pensa solo a guidare, alla velocità senza fare attenzione a ciò che lo circonda. L’unica cosa a cui bada è il colore del semaforo ed è sempre pronto ad insultare la prima macchina che va a dieci chilometri orari davanti a lui, senza sapere chi ci sia dentro, come un anziano un ragazzino appena patentato. Lo stesso vale per i motociclisti e i ciclisti.

Tutti loro non si concentrano su ciò che loro deve più preoccupare rispetto ad un auto lenta o ad un anziano che attraversa lentamente la strada facendo scattare il rosso. Ora mi sono dilungato troppo.

Mi fermo sul marciapiede, mi appoggio al muro, chiudo gli occhi e ascolto … lo stridere dei freni, il rumore delle gomme della macchina che stregano contro la strada, il suono dei clacson, lo sbraitare degli autisti, lo scoppiettio della marmitta.

Tutti questi sono rumori che un autista medio non riesce a percepire ed è questo ciò che dovrebbe preoccupare. Le persone non riescono ad ascoltare il mondo in cui vivono, ormai dominato da un’inutile fretta e impazienza.

Tutto questo causa inquinamento acustico di cui non tutti si accorgono perché vivono ogni giorno nel caos quotidiano.

Solo un normale pedone che non guida alcun tipo di motore riesce a percepire tutto ciò.

Prendo il libro dalla sacca, lo apro e lo tengo all’aria per cinque minuti circa senza leggerlo, lo rimetto nella sacca.

Mi scosto dal muro e continuo a camminare. Dopo cinquanta metri mi fermo di nuovo e mi appoggio al muro per la seconda volta. Questa volta mi porto e mani alle orecchie e le tappo, chiudo gli occhi ed inspiro col naso … odore di benzina, smog, gas di scarico.

Tutto ciò che l’autista medio non riesce ad odorare, perché rinchiuso in quella prigione fatta di varie leghe di metallo.

L’unico odore che l’autista riesce a percepire è quello dell’aria viziata della macchina e anche se si apre il finestrino perché si sente caldo non si riuscirà mai a percepire questi odori, perché ormai ci viviamo dentro. Lo stesso vale per le persone che vivono nello smog.

Tiro nuovamente fuori il libro dalla sacca, lo apro e lo tengo al vento dieci minuti senza leggerlo. Lo chiudo e lo rimetto nella sacca.

Attraverso la strada, l’attraverso lentamente, un passo per secondo, le macchine mi suonano è scattato il verde.

Una volta attraversata la strada salgo sul marciapiede. Cammino fino ad arrivare in un vicolo, mi siedo per terra e penso.

Non vi ho ancora detto niente su di me e credo vi siate posti delle domande. Come mai non guidi? Come mai tieni ogni volta il libro aperto senza leggerlo? Sono un senzatetto e sono cieco, ecco perché non guido.

Vi devo raccontare una cosa. Una notte mentre dormivo, ho sentito qualcosa cadermi addosso. Ho tastato per terra e l’ho trovato.

Era un libro.

Non saprò mai di cosa parlerà, ma lo tengo sempre con me e lo apro senza leggerlo per un motivo. Si dice che i libri raccolgano ogni cosa, ogni emozione, ogni essenza e ogni volta che lo apro cerco di raccogliere i suoni e gli odori della città.

Così ogni volta che lo aprirò, mi ricorderò che la città non è così tranquilla come sembra.

Ripeto questa routine del libro ogni giorno, in modo da raccogliere ogni volta suoni e odori diversi. Un cieco non può scrivere un libro, credo sia ovvio.

Infatti qui accanto a me c’è un altro mio compagno senza tetto a cui piace ascoltare le mie storie e ogni volta scrive ciò che dico su dei cartoni con un pennarello trovato nella spazzatura. Siamo un po’ come Sherlock Holmes e John Watson.

Questi cartoni saranno spazzati via dal vento e spero che chi li troverà legga ciò che sta scritto su di essi.

La città è un luogo da esplorare non solo guardandola, ma anche ascoltandola e adorandola.

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