21 marzo 2019, equinozio di primavera

LA PRIMAVERA A GIVERNY DI MONET di Franco Leone

21 marzo 2019, equinozio di primavera
21 marzo 2019, equinozio di primavera

LA PRIMAVERA A GIVERNY DI MONET di Franco Leone

In occasione del ritorno della primavera, iniziata quest’anno il 20 marzo, pubblico oggi una mia poesia che descrive un capolavoro del pittore CLAUDE MONET: LA PRIMAVERA NELLA CITTADINA FRANCESE DI GIVERNY.

Il dipinto, datato 1886, è conservato al Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Ciò che incanta di più in questo capolavoro dell’Impressionismo è la serena luminosità dei colori armoniosamente accostati e fusi in una sapiente gamma di tinte. Bianco, azzurro, verde si sovrappongono e si confondono fino a creare uno spazio che si dilata prospetticamente sullo sfondo accrescendo la suggestione e la bellezza della natura in fiore.
Tuttavia sono soprattutto le stoccate di viola e di glicine che si riverberano sui tronchi a conferire un fascino incomparabile al quadro. Non è un colore dai contorni netti, ma un’aura lieve, quasi un’impressione che ci rimane nello sguardo dopo aver contemplato il dipinto.

Infondono tranquillità anche le due donne sul prato intente a conversare. Non ne vediamo i visi che non sono neppure delineati, eppure cogliamo benissimo quanto esse siano reciprocamente protese all’ascolto.

La rappresentazione dell’artista ci fa cogliere anche il soffio del vento e forse anche il profumo.

Il paesaggio è quello di Giverny, cittadina dell’Alta Normandia in Francia e tanto cara al pittore.

Riporto qui sotto la mia poesia tratta dal mio libro “Capolavori d’arte in versi” che descrive il quadro in endecasillabi.

 

LA PRIMAVERA A GIVERNY DI MONET di Franco Leone

Tra colori stemperati e vibranti

calibrati con mirabile stile

sa Monet dar luce ai toni cangianti

di un onirico paesaggio d’Aprile.

 

Bianco, viola, rosa e verdi brillanti

ci dipingon la stagione gentile

con un albero incurvato davanti

e alberelli posti dietro in più file.

 

Sotto l’albero han ristoro trovato

tra le fronde due eleganti signore

proiettate l’un sull’altra all’ascolto.

 

Mai talento fu più nobile e raro

di quest’arte che l’eccelso pittore

ha ogni cosa in densi tratti risolto.

 

Tra le fronde, quale lieve carezza,

avvertiam persino un soffio di brezza

che anche a noi che dal dipinto siam fuori

fa sentir le soavi essenze dei fiori.

 

Sonetto in endecasillabi ABAB ABAB CDE CDE e con quartina finale.

 

 

 

 

 

 

 

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