A lezione con Marino Sinibaldi

Brillante. Ci sembra l’aggettivo più appropriato per qualificare l’incontro tenutosi ieri, presso il Teatro Comunale, con  il direttore di Radio Rai 3  e conduttore della trasmissione radiofonica Fahrenheit, Marino Sinibaldi, autore del libro “Un millimetro in là – Intervista sulla cultura”, a cura di Giorgio Zanchini (anch’egli giornalista radiofonico su Rai radio3).

L’iniziativa è stata promossa dalla Regione Puglia (assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo) e da “I presidi del libro” di Corato, attraverso la sua attiva referente Angela Pisicchio che, insieme alla collaborazione di Patrizia De Leonardis, crea importanti gruppi di lettura per lo scambio di  idee sui libri che si leggono ed in questo modo si condividono.

Gli interventi numerosi dei ragazzi dell’ Istituto Superiore “A. Oriani-L.Tandoi” e del Liceo Artistico “Federico II Stupor Mundi”, moderati dalla giornalista Micaela Ferrara, hanno permesso all’autore di approfondire ancora di più le tematiche del libro.

Non si discute solo di cultura, ma di come farla e perché farla.

«Le forme di miglioramento passano attraverso la cultura» –  afferma l’autore, ed inoltre «la cultura aumenta il potere della nostra vita, è libertà».

«A cosa serve essere liberi?» ha chiesto una giovane studentessa al giornalista.

La risposta seguente è stata: «a non essere preda del potere altrui».

«Adoro il digitale ma odio il virtuale» e quindi «se il digitale è forma di libertà, la smaterializzazione consente il tutto gratuito, e questo è positivo. Invece preoccupa il virtuale perché sostituisce il reale. Conoscersi, guardarsi, assumersi la responsabilità dell’altro, questo manca nel web. La rete riduce quelle responsabilità personali, la bellezza del rapporto personale fisico, gli occhi negli occhi dell’altro».

Un’altra giovane studentessa  domanda : «Lei afferma che la cultura è base per una nuova bellezza. Dove pensa che sia la nuova bellezza?”

«La bellezza e l’intelligenza a volte sono nascoste e bisogna scoprirle. Nascono dalla curiosità e dunque è giusto coltivare le proprie spinte creative» è la risposta di Sinibaldi.

Il libro è stato scritto, come sostiene l’autore «perché c’è stata una svalutazione materiale ma anche simbolica della cultura, in una società dove primeggia ad esempio l’economia».

Anche la scuola diventa oggetto del dibattito, per via di quel «rapporto diretto e un po’ “segreto” che si instaura tra docenti e alunni nelle classi. E’ il professore che ti trasmette qualcosa, dalla sua coscienza e dalla sua conoscenza all’alunno».

L’autore ricorda nel libro, confrontandosi con gli studenti sempre attenti, cosa è stato per lui il “68” : « il “68” ha abolito le forme di gerarchia. Il movimento ha allargato la libertà di tutti, ed anche la tv commerciale ha approfittato di questo nel bene e nel male e la pubblicità è diventata più “stupida”. La tv commerciale ha proposto valori diversi, dove non c’è attenzione a quello che dice l’altro, dove ci sono “luci violente”, ha approfittato delle libertà».

L’autore riflette e fa riflettere sul rapporto fra le generazioni: «la generazione nuova si appoggia alla vecchia, ma la sposta, deve farlo, altrimenti fallisce». Questo tema ha ispirato proprio il titolo del libro “ Un millimetro più in là” ed è stato anche associato ad un “testo ispiratore per l’autore” ovvero “the times they are a changin di Bob Dylan”.

Anche la storia culturale del nostro Paese è stata evidenziata: «Abbiamo come materie prime la conoscenza, una tradizione rinascimentale importantissima, e non bisogna perdere le risorse del passato. La cultura , come risorsa, va sempre coltivata, soprattutto nei posti pubblici ed attraverso le proprie potenzialità».

E dunque l’autore, attraverso le potenzialità che vede soprattutto nei giovani, li spinge alla lettura perché « la lettura nasce dal desiderio, dall’immaginare qualcosa che non c’è. Una civiltà che non si sposta “un millimetro più in là” muore».

L’invito ai ragazzi è stato questo : «L’economia non è tutto. Pensiamo di avere meno opportunità, meno futuro d’avanti. Perché andare a cercare il futuro, fatelo!»

Un bellissimo incontro con Sinibaldi, in un teatro che tutti vorremmo sempre aperto e libero a iniziative culturali  che coinvolgano sempre di più la cittadinanza intera.

[quote font_style=”italic”]«se il digitale è forma di libertà, la smaterializzazione consente il tutto gratuito, e questo è positivo. Invece preoccupa il virtuale perché sostituisce il reale. Conoscersi, guardarsi, assumersi la responsabilità dell’altro, questo manca nel web. La rete riduce quelle responsabilità personali, la bellezza del rapporto personale fisico, gli occhi negli occhi dell’altro». Marino Sinibaldi[/quote]

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami