12 luglio 2016-12 luglio 2018. A due anni dal disastro ferroviario

Continuiamo a viaggiare non dimenticando mai ma lottando sempre per realizzare i sogni più belli

12 luglio 2016-12 luglio 2018. A due anni dal disastro ferroviario
© Michele Mancano

Sono passati ben due anni dal 12 luglio 2016, il giorno del fatale disastro ferroviario, e ripensando a quella tragica mattina, la tristezza pervade ancora molti di noi.

Un fiume di parole ha invaso siti web, quotidiani nazionali, trasmissioni televisive e non per ultimi, anzi per primi, i social. Parole che non hanno potuto, e non potevano, rendere la drammaticità dello scontro ferroviario verificatosi in Puglia, tra Corato ed Andria, nel bel mezzo di una giornata estiva come tante, mentre le cicale frinivano tra i rami dei secolari ulivi, primi testimoni, e di certo i più silenziosi, della tragedia consumatasi martedì 12 luglio 2016.

Due treni, uno bianco e uno giallo, uno proveniente da Corato e l’altro da Andria, un unico binario, tanti passeggeri che, quotidianamente, con quel mezzo ferroviario, raggiungevano il proprio posto di lavoro, la scuola dove andare a recuperare un debito formativo, l’ospedale dove fare una visita medica, o semplicemente tornavano a casa.

23 persone non ci sono più e 51 portano e porteranno per sempre nel loro cuore e nella loro mente le urla, il sangue, le sirene, il dolore, la morte.

Ma l’inferno non appartiene solo ai loro ricordi, perché tutto il mondo ha visto ciò che è accaduto.

In pochi istanti, alle 11:30 circa, si è verificato lo scontro tra due treni a velocità sostenuta e la prima carrozza di uno si è accartocciata nella prima dell’altro, intrappolando nelle lamiere alcuni dei pendolari che quel giorno vi stavano transitando. Alcuni hanno trovato lì la morte. Altri sono riusciti a salvarsi grazie all’aiuto di chi era rimasto miracolosamente illeso o dei primi soccorritori giunti sul posto, che si son fatti guidare dalla voce disperata di chi chiedeva aiuto.

A fronte di quei pochi che, nel disordine, sono stati allontanati dal luogo della tragedia, molti hanno visto i morti con i loro occhi e non dimenticheranno mai quelle orrende immagini.

Diverse le età anagrafiche e le storie che ogni giorno si mescolavano in quei vagoni della Ferrotramviaria. Spesso – seduti su uno di quei sedili, talvolta di convogli anche più datati di quelli coinvolti nello scontro – sarà capitato di riflettere sulla eterogeneità delle vite, dei progetti, dei pensieri e delle culture che un treno racchiude, quasi obbligandoli a viaggiare insieme. Il treno è un luogo in cui persone sconosciute fanno un tratto di strada di vita insieme, ci si ritrova lì in un vagone anziché in un altro, seduti accanto a qualcuno anziché qualcun altro e si vive un pezzo di vita. Alcuni volti diventano pian piano noti, altri non li si rivedrà mai più.

A volte si ascoltano, quasi senza volerlo, i racconti di vita di chi siede accanto ed è al telefono con la propria mamma, o il fidanzato o un collega di lavoro. Si leggono le pagine di un giornale o si fruga in quelle del libro preferito di chi è seduto vicino a noi. Si ascolta la musica che l’altro ascolta col volume troppo alto, pur tenendo gli auricolari. Ci si appisola o si osserva il sonno profondo in cui sprofonda il pendolare che ci è seduto accanto, così stanco da non riuscire a non chinare il capo, involontariamente, sulla nostra spalla. Si scrive una frase, un ricordo, un appunto, la lista della spesa, un documento di lavoro…si scrive una pagina della propria giornata, della propria vita, di quell’istante che non tornerà mai più.

E oggi c’è da sperare che non tornerà mai più anche quella paura, quello sgomento, quella tragedia che ha cambiato la percezione che noi pugliesi, noi del Nord barese in particolare, abbiamo sempre avuto della Ferrotramviaria. Pur con i suoi limiti, non è di certo una ferrovia da terzo mondo, come è stata definita in quei tristi giorni da alcuni programmi televisivi o articoli giornalistici.

Il nome della nostra città, Corato, in quei giorni rimbalzato un milione di volte in tv, in radio e su internet mai avremmo voluto fosse associato ad una tragedia. Ma le cose accadono, gli errori si commettono (e la giustizia fa il suo corso), la sofferenza e la morte, si sa, non risparmiano nessuno e sono sempre in agguato.

Ciò che veramente conta è come si vive, è come ci si rialza dopo essere caduti, è come e con chi si affronta il dolore.

Da questo punto di vista, la macchina dei soccorsi è stata perfetta e la solidarietà di tutti i pugliesi, che sin dalle prime ore del pomeriggio hanno affollato gli ospedali per le donazioni di sangue, oltre ogni immaginazione, non è mancata. Anzi, è stata incontenibile.

Ma dopo le lacrime, gli abbracci, le preghiere, le fiaccolate, le veglie e i funerali occorreva riprendere il viaggio, e l’abbiamo fatto. Continuiamo a viaggiare, a vivere assieme a chi ci capita accanto, ad amare sotto il Sole e nella Terra che ci appartiene, o a tornarci ogni qualvolta è possibile, ad inseguire la Bellezza in tutte le sue sfaccettature.

Ripartiamo dai bambini, dai giovani, dal loro sguardo, dal loro modo di vedere le cose (spesso sono più saggi di qualsiasi adulto), dal futuro che ci attende. Riaccendiamo la speranza che le piccole gioie di ogni giorno possano ridarci vita. Ripartiamo da Samuele, quel bimbo estratto vivo dalle lamiere che spense le candeline del suo 7° compleanno in ospedale, riprendiamo il viaggio sognando, come faceva Francesco Ludovico Tedone, una delle vittime coratine dell’incidente ferroviario.

“Komorebi”, che significa “La luce del sole che filtra attraverso i rami degli alberi”, vuole fare questo: ricordare Francesco con gioia, dando spazio all’arte, allo sport, alla musica e ai giovani.

L’associazione “Francesco Ludovico Tedone”, che ha promosso l’evento che si terrà oggi pomeriggio presso la Villa Comunale, insieme alla famiglia del giovane scomparso, vuole far filtrare la luce di Francesco attraverso il mondo, ricordando ai giovani di non abbandonare mai i loro sogni.

La vita è un viaggio bellissimo, e anche se a volte conosce tappe inaspettate che procurano un dolore capace di far affievolire la luce che brilla in tutti noi, è un viaggio che vale sempre la pena di affrontare. Continuiamo a viaggiare non dimenticando mai ma lottando sempre per realizzare i sogni più belli.

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